Passaggio generazionale di Lorenzo Matteoli

 

The times they are a’changing

Non credo che dalla fondazione della Repubblica la situazione politica italiana sia stata critica e interessante come in questo momento. Stiamo infatti assistendo a un ‘passaggio’ epocale.

La vecchia configurazione PCI/PSI/PSDI/DC/PRI/PLI/MSI che era entrata in crisi con il primo governo Berlusconi (10 maggio, 1994), e forse prima, nei successivi 24 anni si completamente trasformata. Una radicale metamorfosi.

Tutti i partiti che fino al 1994 avevano governato l’’Italia sono spariti.  Non esiste più un teatro organizzato su sinistra, centro e destra. E il teatro attuale sfugge a qualunque tentativo di  categoria schematica. Una minestra a-ideoplogica.

Con il crollo del muro di Berlino è finito il comunismo ed è finito anche l’anticomunismo come aveva previsto, lucidissimo, la stessa sera del crollo berlinese l’onorevole Bodrato (DC) allora consigliere comunale a Torino.

La minestra a-ideologica del Parlamento italiano è andata via via coagulandosi nell’attuale brodo, dove riconoscere lo schema sinistra/centro/destra non è molto facile. Anche se qualche brandello rimane diffuso e sparpagliato sotto quasi tutte le etichette. Tanto per confondere le cose.

Una interpretazione della dinamica in corso potrebbe essere quella del ‘passaggio enerazionale’.

I partiti e i personaggi del teatrone della politica italiana degli ultimi 50 anni, rimasti abbarbicati al potere, hanno operato solo ed esclusivamente in una strategia di conservazione a tutti i costi del potere stesso e in se. Hanno dormito al volante.

Senza visione, senza progetto e, specialmente, senza passione. Non si sono accorti che sotto il loro culone e sotto le loro lussuose poltrone l’Italia era cambiata. Anche lo scossone del 1968 non è riuscito a svegliarli e l’avvertimento molto tempestivo del bardo Bob Dylan ‘The times they are a’changing’ (1964) è rimasto assolutamente inascoltato nei salotti del potere. Ma non nelle strade e nelle piazze e nelle case della gente normale.

Quello che i partiti non hanno fatto: coltivare le nuove generazioni politiche, ascoltare il Paese, rispondere al cambiamento, è scoppiato come un bubbone maturo con Beppe Grillo. Soggetto indigeribile per una dignitosa cultura politica e non politica, al quale va dato comunque atto di avere interpretato, visto e denunciato, con il micidiale filtro intuitivo del guitto professionale, quello che era successo. Il degrado della democrazia rappresentativa, lo sfascio istituzionale, il sonno di una classe dirigente che non dirigeva, ma che galleggiava su sé stessa.

Il resto non è ancora storia, ma sta avvenendo.

Un deputato eletto all’estero ha sintetizzato: non mi preoccupo molto, i 5stelle sono diventati democristiani e Salvini un moderato.

Il PD si dibatte nell’agonia e nemmeno Cuperlo, antipatico, ma uno dei pochi cervelli pensanti al Nazareno, riesce a fare una analisi strategicamente portante. Berlusconi, irrimediabilmente logorato,  comanda un’armata Brancaleone di alieni, Renzi, nel quale avevamo molto sperato, si è auto-rottamato: sembrava aver capito qualcosa, ma non era vero. I vecchi marpioni  dell’ex PCI, Dalema e Bersani, sono stati liberati ed egualizzati al 3%.

Il futuro a 5stelle più Salvini? Mentre il PD continua a cercarsi un’anima.

Stiamo veramente vivendo tempi interessanti.

[1] Primo tempo interessante Dopo la prima giornata di votazioni la previsione di un governo Di Maio/Salvini è confermata dal colpo di scena salviniano di proporre di sua iniziativa, una candidata Forza Italia (Bernini che si è dichiarata indisponibile), rompendo di fatto la coalizione della destra (Forza Italia/Lega/ Fratelli d’Italia).

Ma Lega + 5Stelle non hanno la maggioranza alla Camera e dovranno ricorrere a transfughi dei quali sembra ci sia abbondanza. Ci sono due tipi di voltagabbana (eufemisticamente transfughi) quelli che si vendono senza condizioni e quelli che si vendono con condizioni, le condizioni a loro volta possono essere di due tipi: poltroncine o vincoli politici.

Sono da preferire i transfughi senza condizioni e bisogna vedere di che genere saranno quelli che Di Maio e Salvini accoglieranno. Credo che verrà privilegiato lo scambio a livello minimo (poltrone, incarichi di sottogoverno)

Una volta formato il governo 5Stelle/Lega con la maggioranza garantita dai voltagabbana, sarà interessante vedere quali manovre economiche e finanziarie verranno proposte per mantenere le promesse fatte agli elettori (almeno le due fondamentali: abolizione legge Fornero e reddito di cittadinanza) senza mandare in bancarotta il Paese o portare il debito a livelli ancora più insostenibili dell’attuale, e senza incorrere nei fulmini di Bruxelles.

Nel mare di scialo che caratterizza la spesa pubblica italiana è sicuramente possibile tagliare per coprire i due capitoli.

Ogni taglio (anche di spese assurde e di scialo) comporta conseguenze sul sociale e implica sacrificio di alcuni (molti o pochi) e le decisioni non sono gratuite in termini di prezzo politico da pagare. Il reddito di cittadinanza potrebbe aumentare la domanda interna e quindi è una misura di rilancio economico oltre che demagogico/sociale, e alcuni ‘tagli’ di scialo potrebbero anche essere qualificanti.

Pericolosa la presenza di Bagnai nell’area dei consiglieri economici: le sue idee sull’uscita dall’Euro sono veramente catastrofiche.

Sarà anche interessante vedere come si svolgerà la dissoluzione della destra berlusconiana e  come si svolgerà lo spappolamento del PD nel percorso verso la formazione di una compagine

Liberal/progressista giovanile. Post dinosauri.

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